Finalmente, c’è tutto!

 

Ebbene sì, ieri pomeriggio finalmente sono riuscito a stringere nelle mie mani il Carnet de Passages en Douane. Dopo quasi due mesi siamo riusciti nell’impresa! Impresa perché questo documento internazionale è poco utilizzato e gli uffici abilitati al rilascio in Italia (alcune delegazioni provinciali dell’ACI) ne fanno pochi, per cui si prendono dei tempi di ufficio notevolmente lunghi. Per non parlare della banca che per stipulare la fideiussione sulla moto, ha impiegato quasi un mese! Beh, la scorsa settimana sono arrivati i visti, ieri il Carnet, la Patente Internazionale c’è, ergo… C’è tutto, siamo pronti per l’Iran! Nei prossimi giorni stipulerò l’assicurazione sanitaria, provvederò al cambio dell’olio motore di Oscar, il GPS è già pronto con tutte le cartografie necessarie. Insomma, qui iniziamo a fremere e a scalpitare… Vogliamo partire!

Le tappe saranno quelle classiche dell’Iran nord occidentale e centrale, da Tabriz a Tehran, per poi toccare Kashan, Yazd, Persepolis, Shiraz, Esfahan, Hamadan e Oroumieh. Ah dimenticavo, ovviamente il viaggio sarà completamente via terra, sia all’andata che al ritorno, attraverso Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria e Turchia, che ormai conosciamo e dove sappiamo come muoverci. Il viaggio prevede un totale di circa 12000 km in sella nel mese di giugno prossimo e mi sa tanto che ci scapperà anche un bel tappeto.

Vorrei ringraziare i nostri amici Antonio Nesti e sua moglie Maria Pia Gerbi di Cascina, esperti mobilieri e arredatori, ma soprattutto grandi viaggiatori! Sono stati praticamente gli unici a supportarci moralmente nel nostro progetto di viaggio. Al nostro ritorno, se tutto andrà nel verso giusto e se ci sarà materiale a sufficienza, vedremo di organizzare nel loro negozio una piccola mostra fotografica con proiezione delle clip video che realizzeremo e che i buoni Massimo e Silvia, esperti montatori, ci aiuteranno a realizzare. Inshallah!

Un week-end a Francoforte

 

Devo ammettere che non amo le compagnie low cost, ma abbiamo trovato un’offerta veramente buona per andare a trovare i nostri amici a Francoforte. Sono infatti, troppi anni che non andiamo a trovarli, Antje è venuta a Pisa a metà marzo con sua figlia più grande, Emy di 4 anni. Appena sono andate via, la casa era così vuota che abbiamo subito acceso il computer e guardato le offerte per i voli, ne abbiamo trovata una veramente conveniente per il ponte 25 Aprile – 1 Maggio!

Francoforte è, a prima vista, la città degli imponenti grattacieli dove vengono regolati i flussi del denaro europeo (è chiamata dai tedeschi anche la Manhattan sul Meno, o ironicamente “Bankfurt”). Questa metropoli cosmopolita conserva comunque le tracce del suo passato di città imperiale, come gli edifici accuratamente restaurati del Römer. Ma ciò che ci ha colpito di più di Francoforte è l’integrazione che hanno gli immigrati all’interno della società tedesca, in quanto la città conta più di 70.000 stranieri provenienti da 170 Paesi diversi.

E’ stato veramente piacevole rivedere la bellissima famiglia di Antje, con suo marito Guido e le loro figlie Emy Stella e Ida Amata. Spero che l’occasione di rivederci arrivi presto e di poter tornare a trovare questi nostri amici che ci hanno fatto sentire come a casa, accogliendoci calorosamente e cercando di farci vedere ed assaggiare, anche se in pochi giorni, la maggior parte delle prelibatezze gastronomiche di Francoforte, come ad esempio la Grüne Soße, ovviamente fatta da Guido!

NOTA: La Grüne Soße (salsa verde) è una specialità tipica della città di Francoforte e come per molte ricette tradizionali le varianti sono tantissime. A Francoforte e dintorni le erbe aromatiche per preparare la salsa vengono vendute in pacchetti già pronti. Le sette erbe obbligatorie sarebbero: borragine, cerfoglio, crescione, prezzemolo, pimpinella, acetosa ed erba cipollina, mischiate con lo yogurt. La salsa si serve con patate lesse, uova, ma anche con la carne o il pesce.


Do you speak English? No! Vasque!

I Paesi Baschi (in basco Euskadi, in spagnolo País Vasco) sono una comunità autonoma della Spagna nord orientale. Spesso quando si parla di Paesi Baschi il discorso cade anche sul cosiddetto “terrorismo  indipendentista” dell’ETA (Euskadi Ta Askatasun).

Anche noi, quando abbiamo visitato città come Bilbao (Bilbo) e Bermeo, abbiamo avvertito fortemente il nazionalismo del popolo basco; infatti spesso abbiamo visto cartelli con scritte solo in basco e sulla cartina della città, distribuita grutuitamente presso l’Oficina de Turismo, è riportato lo sponsor, la Banca Basca, che afferma di essere niente meno che l’orgoglio di questa terra. Persino il simbolo della metropolitana non è la “M” internazionale, ma un disegno di tre cerchi allineati, i quali simboleggiano le tre principali città dei Paesi Baschi, cioè Vitoria-Gasteiz, Bilbao (Bilbo) e Donostia-San Sebastian. In un ristorante il titolare, alla nostra domanda “Do you speak English?”, risponde piuttosto stizzito “No, Vasque! A little bit spanish…”.

Anche se è passato qualche anno abbiamo un ricordo molto bello dei Paesi Baschi, con suoi stupendi paesaggi, visitati in sella alla nostra prima moto una BMW F 650 GS. Come ad esempio il Monastero di San Juan de Gaxtelugatxe, una rocca su un piccolo promontorio nel Golfo di Biscaglia, unito alla terraferma da un ponte formato da 231 scalini che bisogna salire per arrivare alla piccola chiesa di San Giovanni, San Juan appunto.

Devo dire che ne è valsa la pena di salire tutti quegli scalini con gli stivali da moto, in quanto il panorama che si vede dall’alto è sorprendente: il ponte, l’isolotto di Aketze e la spiaggia.

NOTA: Il Monastero fu depredato dai pirati di Francis Drake, usato nel Medio Evo per rinchiuderci le streghe, oggi è meta di pellegrinaggi di donne che chiedono a San Giovanni la fertilità, di pescatori che ci girano intorno più volte per propiziare una pesca abbondante, di chi ha problemi di calli e cerca di salire le scale mettendo i piedi esattamente dove ci sono le impronte del Santo e di chi soffre di mal di testa lasciando fazzoletti e cappelli sperando di cacciar via il dolore.

Volti nascosti dell’Iran… All’Italiano medio!

Oggi il 90% degli Italiani (cifra da me solo puramente stimata) pensa all’Iran come solo ed esclusivamente ad una dittatura islamica, ad un regime duro e repressivo, origine del terrorismo e dell’antisemitismo verso gli Ebrei e Israele. Quando in giro dico a conoscenti e amici “A giugno vado in Iran”, vengo visto come un pazzo incosciente, che rischia addirittura un rapimento! Ovviamente spero che il viaggio vada tutto per il verso giusto e so che quello che può succedere in Iran, non è poi tanto diverso da quello che può accadere in qualsiasi altro paese del resto del mondo, Italia compresa. Ma l’Iran, accidenti… E’ l’Iran, per cui è pericolosissimo! Ovviamente non essendoci ancora stato, per ora baso le mie opinioni su esperienze di viaggio riportate da altri e su tanti articoli letti nel web. Tutto è ultra positivo a riguardo, le vicende e le varie situazioni sono “dipinte di nero” solo quando leggiamo testate o siti di propaganda prettamente filo occidentali e nettamente anti islamici (sciiti ovviamente, guai a toccare i buoni amici Arabi sunniti).

Mi va di scrivere qualcosa sul libro di Antonello Sacchetti, “Misteri Persiani – I volti nascosti dell’Iran“, che da poco ho finito di leggere. Non sono assolutamente un esperto di Iran, né per quanto riguarda la società né tanto meno per la storia, a parte conoscere le classiche nozioni scolastiche sull’Impero persiano. Però questo saggio offre un’ottima analisi semplice ed efficace della società e della cultura iraniche e aiuta a capire senza essere giornalisti di settore o noti esperti accademici di Medio Oriente. Il testo spazia infatti dalla storia, alla cultura fino alla religione (ovviamente!) e passa poi ai semplici luoghi comuni e alle usanze del cittadino iraniano, utilizzando spesso racconti e aneddoti vissuti dal giovane giornalista romano durante uno dei suoi primi viaggi in Persia, dove tocca con mano quelli che giustamente definisce “I volti nascosti dell’Iran“. Beh io aggiungerei “… All’Italiano medio!” Infatti i pregiudizi che oggi abbiamo in Italia, sono semplicemente indice di quanta ignoranza domini il nostro Bel Paese, schiavo della TV spazzatura e dei giornali politicamente controllati.

Vorrei citare Sacchetti con questa stupenda riflessione tratta dal suo libro: ’ Ho sempre provato fastidio nel sentire chi dice: “Andiamo in Iran prima che gli Stati Uniti lo bombardino.” Cosa siamo diventati? Dei turisti delle tragedie planetarie? Come in un safari: quello che importa è andare, guardare, magari scattare qualche foto e svignarsela prima che arrivi il leone. E’ spaventoso. Come se in Iran non vivessero 70 milioni di esseri umani, come se la bellezza e la ricchezza di 3000 anni di storia fossero semplicemente una cosa da assaggiare e consumare senza troppi pensieri. ‘

Road Signs and Customs!

E’ dal 2008 che viaggio con il mio mezzo, perciò non è che sia proprio un novellino, ma ogni volta che leggo i cartelli stradali è sempre un brivido lungo la schiena! Gradualmente sono passato da quelli francesi, spagnoli e portoghesi a quelli dei paesi della ex Jugoslavia, per arrivare poi a quelli bulgari, turchi e infine georgiani e armeni lo scorso anno.

Ma è stato tre anni fa nei pressi di Van, in Turchia, quando ho visto per la prima volta il cartello giallo Iran che mi sono detto “Prima o poi ci vado”… Come lo scorso anno del resto nei pressi di Tbilisi, capitale della Georgia e a Yerevan, capitale dell’Armenia, dove il cartello Tehran ha sempre dominato sugli altri nella mia mente, nonostante il fascino dei caratteri georgiani e armeni!

La molla finale è stata l’incontro con un camionista iraniano alla dogana turca di Posof lo scorso luglio al rientro dall’Armenia e dalla Georgia: un uomo sulla cinquantina dall’aspetto semplice, vestito come un Italiano degli anni ’50 (sembrava uscito dal film di De Sica “Ladri di biciclette”) e con un modo di fare pacato che al mio cenno di saluto con la testa risponde altrettanto, con la differenza che in più mi fa passare avanti nella fila per l’ultimo timbro sul passaporto! E’ lì che sono stato conquistato, devo assolutamente entrare in contatto con questo popolo e toccare con mano la sua ospitalità e poter ammirare la bellezza della Persia, come viene chiamata qui in Italia se non si vuole spaventare l’interlocutore con quella brutta parola… Quell’11 luglio e fino al rientro sulla soglia di casa il 23, dodici giorni dopo, in testa ripetevo a me stesso solo una frase ”L’anno prossimo sarà Iran!”.

Il riscatto della Serbia

 

La storia recente della Serbia non è stata facile: prima penalizzata da anni di tirannia, poi sconvolta dalla guerra, quindi bombardata dalla NATO e infine dimenticata. Poi lentamente è iniziata la rinascita sociale, economica, politica e anche quella turistica. Governo e operatori locali sono impegnati in un comune sforzo, per rilanciare l’offerta turistica Serba, un tempo florida.

Per recarci in Turchia, passiamo dai Balcani e in questa regione la Serbia è il nostro paese preferito. Decidiamo sempre di fermarci a Niš e di andare diretti all’hotel The Regent Club, un pò più costoso rispetto ai nostri standard, però ogni tanto anche noi ci concediamo un pò di lusso in più! Niš è una delle città più antiche dei Balcani e viene considerata dai tempi antichi una delle porte d’ingresso tra l’oriente e l’occidente, in quanto si trova nel sud della Serbia, all’intersezione delle principali vie europee e balcaniche che collegano l’Europa con il Medio Oriente.

Ci sono molti monumenti storico-culturali da vedere, come ad esempio la Mediana,  una grande tenuta del periodo romano (secolo IV); la Fortezza di Niš, la fortezza romana meglio conservata sui Balcani centrali, costruita nel 1723 e nella quali si nascondono i resti del Naissus romano; il Čegar con il suo monumento che si trova sul luogo della battaglia di Stevan Sindjelić contro i Turchi; il Monumento dei liberatori di Niš, innalzato nel 1937 in segno di ricordo della battaglia per la liberazione di Niš; il campo “Croce Rossa” (Crveni Krst), campo di concentramento nazista; il parco  Bubanj, uno dei più grandi in Serbia.

Ma ciò che a noi piace di più di Niš è la sua vitalità, con la strada principale piena di negozi e locali all’aperto, dove è molto piacevole sorseggiare un drink durante le calde sere d’estate dopo aver mangiato un’abbondante porzione di ćevapčići, le polpette alla griglia famose in tutti i Balcani e una bella Srpska salata.

La malinconia negli occhi degli Armeni

 

La povera e piccola Armenia ha svolto la funzione di cuscinetto tra nazioni e fazioni in guerra per millenni e la sua popolazione ne ha pagato le conseguenze molte volte. Gli Armeni sono fuggiti via mare o attraverso deserti torridi, subendo le vicissitudini che portavano a continui cambiamenti di confine o ai capricci di conquistatori di imperi provenienti da remote capitali. I confini nazionali del passato e del presente tendono a variare a seconda della persona con cui si parla.

Le persecuzioni e i massacri che gli Armeni subirono dai Turchi e sfociarono nel genocidio nel 1915, deportandoli con la forza e uccidendoli da uno a due milioni (secondo la versione armena ancora non pienamente riconusciuta dal governo turco), hanno segnato profondamente la popolazione. Nello sguardo e negli occhi delle persone, è sempre presente una profonda malinconia e malessere, dovuto soprattutto alla povertà e alla elevata corruzione a favore delle poche persone ricche di Yerevan e a scapito del resto (la maggioranza) dei cittadini.

Yerevan è la capitale del paese ed è la città dove viene destinata la maggior parte delle risorse. Mentre in altre città armene, come ad esempio Vanadzor (seconda per importanza e grandezza) è frequente vedere persone che portano a “guinzaglio” la propria mucca, a Yerevan la realtà è completamente diversa. In centro possiamo trovare negozi di abbigliamento ed altro, di marchi come Dolce & Gabbana, Prada, Calvin Klein e locali come il Billionaire di Flavio Briatore.

Non posso giudicare appieno l’Armenia ed il suo popolo, in quanto abbiamo visto veramente poco di questo paese, ma la realtà che abbiamo visto, per noi, è stata molto negativa ed è per questo che abbiamo deciso di trattenerci per così poco tempo. Sicuramente in Armenia ci sono posti che meritano una visita, ma subito dopo aver visto persone arrivare a stento alla fine della giornata, vedere la faccia sorridente di Flavio Briatore su un cartellone pubblicitario posto all’entrata del suo nuovo locale, proprio non c’è piaciuto!

Vodka? Nooo… Chacha!

Kutaisi per importanza e dimensioni è la seconda città della Georgia. E’ una città viva, con un mercato cittadino coperto molto animato dove viene venduto ogni genere di frutta, verdura e carne.

Arrivati a Kutaisi non è stato difficile trovare un hotel, ci siamo affidati alla nostra guida, la Lonely Planet e siamo andati diretti al Beka Hotel, gestito dal simpaticissimo David e dalla sua famiglia. Ovviamente, non parlano inglese, ma riusciamo a capirci ugualmente. David ha lavorato diversi anni in Portogallo, quindi parla portoghese, un pò di castigliano e poi… Poi c’è sempre il linguaggio internazionale dei gesti! La colazione è molto abbondante: uova, pane, marmellata, formaggio… Ci viene offerto anche un buonissimo çay georgiano, il Gurieli Export, proveniente dalla zona di Zugdidi, sul Mar Nero. Quando la colazione sta per finire, David ci porta due bicchierini (come quelli da vodka) e una bottiglia, spiegandoci, sempre in portoghese misto al castigliano ed al russo, che a Kutaisi ci sono molti batteri e quella era come una medicina… Noi abbiamo capito subito che si trattava di qualcosa di alcolico, quindi abbiamo chiesto “Vodka?” e lui, quasi scandalizzato “Nooo, vodka nooo… Chacha!“. E noi, per non deludere il nostro amico David, abbiamo accettato volentieri anche il secondo bicchiere!

NOTA: La Chacha (ჭაჭა) è molto simile alla grappa italiana. E’ fatta di vinacce (residuo della lavorazione dell’uva, formato da graspi, bucce…). Può anche essere prodotta con uve non mature e in alcuni casi con fichi, mandarini, arance, o gelso. La Chacha non è realmente disponibile in commercio, non è regolamentata o venduta nei supermercati, ma di solito è prodotta ed imbottigliata “in casa”.

Ritrovare vecchi amici

 

Quando viaggiamo conoscere nuove persone è fondamentale, non ci piacciono i luoghi dove la società e le regole portano ad essere freddi e poco accoglienti.

L’anno scorso siamo tornati in Turchia dopo due anni di assenza ed è stato emozionante ritrovare persone, incontrate per caso, ma con i quali è nata subito un’amicizia! Così come è capitato con Burak, il nostro amico di Erzurum, il quale due anni fa, vedendoci in difficoltà nel trovare un hotel, ci ha accompagnato nella ricerca contrattando per noi il prezzo. Ed anche lo scorso luglio, lo abbiamo ritrovato per caso, mentre bevevamo un çay, all’interno di un negozio di tappeti che poi abbiamo scoperto appartenere a suo zio Necati. Anche per Burak è stata una bella sorpresa, ci siamo riconosciuti subito e si è offerto di farci da guida alla scoperta della sua bellissima città.
Ed in questo modo è successo anche con i simpaticissimi parrucchieri Boz-o di Diyarbakır, i quali svolgono la loro attività all’interno dell’antico Bazar della città. Diyarbakır, situata a sud-est e capitale storica del Kurdistan, è una delle nostre mete preferite in Turchia, in quanto questa città incarna lo spirito di accoglienza e generosità che tanto amiamo.

Le persone incontrate nel corso dei nostri viaggi sono molte, e grazie a loro siamo riusciti a scoprire ed apprezzare meglio la cultura e la società in cui vivono.

La voglia di partire e di staccare… Iran!

Ebbene sì, volevo aspettare ancora a scriverlo per scaramanzia, visto che non ho ancora in mano i visti, né tanto meno la fideiussione della banca per il rilascio del Carnet. Per non parlare poi della situazione internazionale, l’Italia oggi non appoggia per niente l’Iran come tutti o quasi i paesi del cosiddetto “Occidente”. Non voglio entrare in complessi discorsi di politica e opinioni personali perché ci sarebbe da scrivere un sacco, comunque Inshallah! Speriamo di riuscire a coronare un sogno e andare in questa splendida nazione e conoscere un popolo ricco di storia, cultura e dove l’ospitalità è sacra. Ringrazio a questo proposito anche Antonello Sacchetti, giornalista web direttore de Il Cassetto e di Diruzscrittore esperto di Iran autore di I ragazzi di TeheranMisteri persiani e Iran. La resa dei conti. Dopo aver letto il suo Misteri persiani mi sono ancora più convinto che devo partire e fare questa esperienza, soprattutto per poter sfatare la percezione sbagliata che ha la maggior parte degli Italiani sull’Iran e poter testimoniare a favore di questo splendido popolo.

La voglia di staccare e partire è tantissima, l’ossigeno di questa lunga apnea sta finendo! L’itinerario infatti è pronto: partenza il 31 maggio e rientro il 1 luglio. La meta è ormai decisa se tutto va nel verso giusto… Presto aggiungeremo nuovi dettagli con altre informazioni: le tappe, i costi preliminari per questo viaggio, le attrezzature per la moto e quelle personali, insomma un po’ di curiosità sulla nostra avventura! :)